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Lettera di fine campagna elettorale

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Tra le tante parole e discussioni che si sono avvicendate in questi mesi mi è rimasta impressa l’eco di una frase, l’esclamazione di una persona amica che, disarmata dalla nostra decisione di “correre” da soli piuttosto che in coalizione coi partiti, si lasciò sfuggire questa protesta:
“In questo modo voi ci obbligate a scegliere!”.

E’ questo uno sfogo che fa riflettere.
Cosa comporta il “dover scegliere”?

Credo che alcuni tra noi si trovino di fronte ad una contraddizione profonda.
Da una parte ci si trova generalmente tutti d’accordo sulla necessità di dover modificare con urgenza la cultura dominante, la cosiddetta cultura del profitto, la cultura del “tutto è mercato”.
La cultura dove tutto si può vendere, tutto si può comprare: la vita, le persone, i sogni … tutto.
Il modello vincente, il modello di persona di successo che si impone è quello del “furbo” il cui altare su cui sacrificare tutto è lo slogan “business is business” per il quale il fine giustifica i mezzi … sempre.
L’unica finalità di questa cultura è il profitto in senso ampio, l’unico parametro di valutazione è l’efficienza: tutto diventa lecito, l’unico divieto rimane quello di vietare il divieto.

Questi criteri, che partono dalle tesi sul libero mercato, si sono infiltrati in ogni ambito di pensiero, non solo nella sfera economica.
In una cultura così delineata, un anziano non può trovare il ruolo che gli spetta, un disoccupato è tenuto a distanza. Non trova spazio il disabile e non trovano voce i bambini. In una cultura come questa in cui chi distribuisce la ricchezza è sempre il ricco, il divario con i poveri non può che accentuarsi maggiormente, generando rabbia e profonde ferite sociali. In una cultura come questa rispettare l’ambiente non è vantaggioso, rispettare la salute è solo un costo, rispettare l’informazione diventa un pericolo. Il brutto si elimina. Il debole si elimina. Il malato si elimina. Lo scomodo si elimina. Oppure si trova il modo per riciclarli e trarne profitto.

Per combattere profondamente, sul lungo termine intendo, questa visione dell’uomo , perché di questo si tratta, non si possono utilizzare gli stessi principi, la stessa logica, le stesse regole che definiscono questa cultura.

Non si può giustificare continuamente il compromesso a fronte dell’efficacia.

Bisogna generare un paradosso, che si burli dell’esclusione del “contro” da parte del “pro”, sfuggendo al dominio della logica dell’efficacia, ribaltando, invertendo.
Bisogna creare un conflitto pacifico che metta a nudo i nervi infiammati, o gli animi sopiti, e forzi le persone ad esclamare: “Voi ci obbligate a scegliere!”.
Perché porsi seriamente di fronte ad una scelta significa sempre una crescita, ed è questo in fondo quello che vogliamo.

Un discorso di questo tipo, quand’anche capito o condiviso, di solito spaventa. Il dover scegliere comporta sempre un rischio e nessuno ne fa una colpa se non tutti sono disposti a rischiare.

Le persone però che vogliono opporsi a questo sistema devono riuscire ad incontrarsi.
Incontrarsi per dare vita a mondi vitali nuovi, fondati su un sistema di relazioni personali, di sperimentazione di vita, basata sul dono gratuito di sé, senza mettere in gioco interessi economici o personali, col puro spirito del servizio.

Questo deve avvenire soprattutto sul fronte politico.
Noi ci stiamo provando, altri ci stanno provando.

Quello che possiamo vedere oggi con l’esperienza di “Faenza che vuoi” è che:

  • Ci sono persone che hanno riacquistato interesse politico nel senso positivo del termine spezzando il “sonno” elettorale che non li vedeva recarsi alle urne da diversi anni.
  • Ci sono persone “comuni” che senza esperienza politica alcuna si sono incontrate, hanno investito tempo ed impegno per cercare di capire le complessità legate a varie tematiche riuscendo a costruire un programma completo che è stato il primo in ordine cronologico e non ha nulla da invidiare a quello prodotto da chi ha più esperienza.
  • Ci sono persone che sono riuscite ad organizzarsi nonostante i pochi mezzi a disposizione per portare avanti le finalità che si erano poste scegliendo una strada difficile, faticosa ma coerente ed onesta anche se poco conveniente dal punto di vista del “risultato”, con uno stile sempre propositivo, mai polemico.
  • Ci sono persone che quando hanno cominciato questo cammino si sono chieste se si poteva fare politica in un modo diverso. La risposta è stata che sì, si può.

E questa risposta è forza per noi e speranza per chi ci sostiene.
Un grazie di cuore a tutti

Previsioni di (s)bilancio

bilancio-elefantino

L’altra sera sono stato all’incontro in borgo sul bilancio di previsione per il 2010. Nove uditori in tutto … peccato perchè sono sempre incontri interessanti.

Brevissimo riassunto:
Si conferma un debito comunale di circa 75 milioni di euri che però non preoccupa l’amministrazione perchè i tassi di interesse attualmente sono bassi (!!! azz! e se si alzano?!) e cmq deve essere valutato anche a fronte di un patrimonio elevato in termini di immobili ecc.

Detto questo, la morale è che non ci sono i baiocchi per cui mantenendo stabili le risorse sul settore sociale (scuola, servizi ecc.) la situazione sarà dura per chiunque salirà sul carretto per i prox anni.

Le cose non sono semplici da gestire: tra il patto di stabilità che tiene frenati gli investimenti anche quando ci sarebbero risorse per farli, il fatto di appartenere ad un comprensorio con cui si dividono anche i magri guadagni, il fatto di non essere comunque capoluogo per cui se si vogliono mantenere certi servizi come tribunale o forze dell’ordine ti tocca pagare di tasca tua spese di competenza altrui, le entrate comunali ridotte a pochissime voci in maggioranza trasferimenti regionali e statali, poi le belle arti che (giustamente o meno) non ti fanno allargare il parcheggio dell’ospedale, i derivati che nessuno capisce cosa sono ecc ecc ecc … la situazione è indubbiamente complessa.

Non sembra inoltre che si abbia un quadro chiaro sul numero dei futuri possibili disoccupati o cassa integrati e questo secondo me è grave …

I fastidiosi battibecchi tra le parti opposte non sono mancati nemmeno in quest’occasione … quelli purtroppo non mancano mai.

Parliamone

doncamillo

1) A coloro che sostengono che la presentazione della nostra lista contribuisca alla “frammentazione del mondo cattolico” vorremmo dire:
state tranquilli. La “frammentazione” del mondo cattolico in ambito politico non dipende certo da noi. Malpezzi è cattolico, la Mariani è cattolica, Bucci è cattolico ed ebbene lo è anche Casalini (mi scuso con Fanelli ma non lo conosco). Cerchiamo di non avere paura e di vedere la ricchezza di un’espressione così varia piuttosto che farci strumentalizzare da certi slogan.
Vorremmo ricordare inoltre che Faenza non è solo terra cattolica e con faenzachevuoi stiamo cercando di sperimentare proprio un dialogo a tutto tondo.

2) A coloro che vedono la presentazione della nostra lista come un problema per la “frammentazione del consenso” vorremmo dire:
state tranquilli. Chi ha le idee chiare su chi votare credo che continuerà a farlo nonostante noi. Tra l’altro grazie alla possibilità del voto disgiunto ognuno può dare due voti: uno al suo candidato sindaco preferito e l’altro ad una lista differente per cui direi che le possibilità ci sono tutte e per tutti.

3) A coloro che hanno visto il nome della associazione “comunità Papa Giovanni XXIII” tra i candidati e sono rimasti terrorizzati perchè hanno paura di trovarsi invasi dagli zingari, vorremmo proprio dire di stare tranquilli.
Vi invitiamo a contattare la “Papa Giovanni XXIII” per abbattere un luogo comune errato e conoscere come per 20 anni non si sia stati in grado di gestire 15 persone.
Pensatela invece così: questa potrebbe essere la volta buona che si sistemano le cose.

4) A coloro che hanno valutato la nostra forza politica pari a 500 voti e ciononostante continuano a criticare o sbeffeggiare vorremmo dire:
state tranquilli.
Saranno molti di più.

Verso il 2010

immag0010

Sabato 12 dicembre (giorno prima delle primarie) ore 14, ponte della circonvallazione lato di via calamelli.
Nel 2010, a Faenza, lo scenario e’ questo:
da una parte la gente dorme sotto i ponti
dall’altra ci sono circa 2000 immobili vuoti.
E’ la rappresentazione di qualcosa che non funziona.
faenza.sociale

Iniziamo ad ascoltare gli ultimi

ascolto

Di Massimo Solaroli

Credo che “faenza che vuoi” demolisca il luogo comune che afferma che alla gente comune non interessa la politica.
Vi sono nella città, ma potrei affermare che ciò e valido per l’intera nazione, molte idee e voglia di partecipazione, solo che le attuali strutture partitiche non sono in grado, non solo di recepirle, ma neanche di ascoltarle.
Non è che mancano gli spazi o i luoghi, i partiti e le loro sedi esistono ancora, ma non si fanno avvicinare dalla gente semplice, sono selettivi, riservati ad una elite che si sente all’altezza per formazione cultura e interesse.
Ciò allontana sempre maggiormente molti cittadini dalla partecipazione, negli incontri di partiti i giovani si contano sulle dita, ho recentemente partecipato ad alcuni incontri pubblici alla festa del Pd di Faenza, alcune tematiche erano molto interessanti, alcune di queste per importanza avrebbero dovuto riempire una grande sala, invece era sufficiente una parte della tenda riservata alla libreria, con il musica che spesso era più alta della voce del relatore di turno. Evidentemente anche il Pd, erede di partiti dove la partecipazione era un fiore all’occhiello, ha ritenuto relegare gli incontri politici in spazi angusti, senza troppo investire, senza perdere troppo tempo, tanto vi partecipano sempre le stesse persone che parlano fra di loro.
Dove sono gli spazi per il confronto, per la dialettica, per la politica che parla alla gente, quand’è stata l’ultima volta che la giunta di Faenza si è confrontata con i cittadini? Ricordo una serata alla festa di via Calamelli che più di un dibattito è stato un’ autocelebrazione delle attività svolte, senza dare il tempo a domande né ai giornalisti presenti, tanto meno ai cittadini.
Per una nuova politica credo sia sempre più indispensabile partire dal basso, dall’ascolto dei semplici cittadini, anzi credo sia fondamentale partire dagli ultimi della nostra società, da più poveri, dagli esclusi, da chi non importa a nessuno. E’ necessario rovesciare l’attuale società basata su un “Io” gigantesco a confronto di un “noi” piccolo piccolo (lo diceva don Benzi). Costruire una società del gratuito basata sul “noi” che avrebbe come primo obbiettivo la tutela degli ultimi, rovescerebbe l’attuale impostazione, in cui per decidere i candidati i nostri politici intervistano presidenti delle aziende, i segretari delle organizzazioni economiche e sindacali, ma i cittadini dove sono?
Di questo passo non possiamo stupirci se nei molti si allontanano dalla politica, ma non perché non hanno niente da dire, ma perché nessuno li vuole ascoltare, anche perché per non possiamo aspettarle nelle sedi dei partiti, la diffidenza nei confronti di tali luoghi è evidente, ma si deve avere il coraggio e l’umiltà di andare a cercali iniziando dai più poveri.
Inoltre per molti e per i poveri in particolare non interessano i nomi dei candidati, ma i contenuti di ciò che propongono, le soluzioni e le risposte dei loro problemi, che sono stati i grandi assenti nel frenetico dibattito a cui abbiamo assistito fino ad ora.